Alberto Sinigaglia

Microwave City nasce da un viaggio nel West Americano tra gli stati del New Mexico, Arizona e Nevada; il titolo fa riferimento ad una trasmissione radio ascoltata da Sinigaglia mentre era alla ricerca dei laghi di uranio, le distese di cemento che coprono le aree di lavorazione dell’uranio in disuso. Si trattava di una radio ultra cattolica il cui predicatore stava definendo Las Vegas come una Microwaved City: una città effimera dove tutto viene velocemente voluto, ottenuto, consumato; un luogo che per sua stessa natura è basato sulla messa in scena e sull’esasperazione; un luogo dove non è possibile fare una netta distinzione tra reale e artificiale. Las Vegas ha un profondo legame con il Manhattan Project, sia per prossimità geografica alle aree dei test atomici che per vicinanza semantica: una città simbolo dell’America, nata dalle sabbie del deserto nell’immediato dopo guerra e come la bomba, anch’essa un luminoso artificio. Una delle attrazioni più in voga a Las Vegas durante gli anni ‘50 e ‘60 erano i test nucleari che avvenivano a qualche decina di miglia di distanza dalla città, in quella che tutti conoscono come Area 51. Dalle terrazze degli hotel i turisti fotografavano le esplosioni trasformandole in souvenirs delle loro vacanze, quasi in un atto pornografico. Microwave City esplora la controversa bellezza di queste immagini e, allo stesso modo dei turisti, se ne appropria e le manipola fino a produrre innocue, morbide e misteriose nuvole sospese nel cielo. La bomba è presente, ma camuffata, nascosta dal potere mistificatore della fotografia. La serie di sviluppa come una riflessione sull’icona e su quello che viene definito il sublime tecnologico, qualcosa che ci terrorizza ed attrae, lasciandoci in una contemplazione estatica.