Alessandro Sambini

Spelling Book. Learning from Caltech-256 – Il titolo dell’opera si riferisce agli abbecedari, i libri usati dagli insegnanti con gli studenti più giovani come riferimento visivo per riconoscere e ricordare lettere e parole. Ma le immagini che compongono questo progetto non sono prodotte da esseri umani. Sono il risultato del processo di apprendimento di una macchina. Gli abbecedari di oggi sono chiamati datasets. Le immagini in essi contenute possono variare da migliaia a milioni e, suddivise in classi, diventano un alfabeto contemporaneo. Come i loro predecessori cartacei, i libri ortografici tecnologici attuali insegnano qualcosa non solo sui singoli elementi (lettere, parole o classi di immagini) ma anche sullo scenario sociale, culturale ed economico in cui operano. In questo senso le immagini elaborate dalla learning machine possono essere viste come una sezione trasversale del nostro tempo. Ma se gli esseri umani possono distinguere – nelle forme ancora incerte che il computer produce da “giovane studente” – l’immagine di una moneta, Gesù, Marte o un hamburger e metterli in relazione con le loro conoscenze, cosa possiamo dire delle macchine? Come sottolineato dall’artista: “Potrebbero riconoscere che qualcosa appartiene a una classe, ma non hanno idea dell’importanza di quella classe rispetto ad altre. Il loro processo di apprendimento è sterile. Non c’è nemmeno una ricompensa! Come possiamo biasimarli? In questo momento, come continua a ricordarci la parola ceca robota, sono solo lavoratori forzati. Ciononostante potrebbero imparare a tagliare le loro catene”.