Marco Maria Zanin

Zanin negli ultimi anni sta lavorando con archivi di oggetti contenuti in piccoli musei etnografici, soprattutto legati al mondo contadino, nel tentativo di osservarli sotto una nuova luce che ne riveli il valore collettivo contemporaneo.

L’obiettivo è avvicinarli all’orizzonte del sacro, del religioso e totemico, come se fossero oggetti provenienti da culture tribali come quelle dell’Africa e dell’Oceania. Come se il fare degli scultori di queste culture e quello degli umili artigiani delle nostre campagne avesse in comune una profonda intuizione legata alla terra, affondasse in un unico spazio comune a tutta la comunità umana.

Il lavoro è fondato su una critica della concezione lineare della storia e della museografia tradizionale, in cui il passato è visto come qualcosa di obsoleto e senza vita. Invece, nelle immagini di Zanin, gli oggetti fanno riverberare la pulsazione di una temporalità sotterranea ricca di potenziale per nutrire il presente e il futuro riconnettendoci alle nostre radici.